L’home sharing sta danneggiando gli hotel?

Gli hotel hanno sempre avuto la sensazione che servizi di home sharing come Airbnb li stessero seriamente danneggiando, ma non hanno mai potuto provarlo con dati certi e inequivocabili.

Oggi possiamo invece appoggiarci al “Bank of America Consumer Spending Snapshot”, una serie di diapositive sulle abitudini di consumo americane basate su un campione di 40 milioni di persone, per farci un’idea della situazione reale.

Analizzando le variazioni sul lungo termine – in questo caso 28 mesi divisi in quadrimestri – fra home sharing e hotel, i trend diventano piuttosto chiari (e preoccupanti).

Guardiamo insieme tre tabelle che ci mostrano l’andamento dei due servizi d’ospitalità da tre differenti prospettive.

La prima tabella ci illustra i cambiamenti nella spesa dei clienti sia nel segmento hotel sia nell’home sharing. La categoria hotel ha una crescita pressoché inesistente, mentre l’home sharing mostra un aumento annuale di notevole entità.

La seconda tabella si concentra invece sul numero di transazioni. Qui è facile notare il contrasto fra la crescita netta nell’home sharing e il leggero declino nel segmento hotel.

Nell’ultima tabella, invece, se combiniamo i due segmenti analizzati in un’unico mercato, possiamo estrapolare quale sia la percentuale di spesa e transazioni dell’home sharing rispetto al totale. Lo spending, da un 6,5% del primo quadrimestre del 2015, è salito fino a un’impressionante 10% nel 2016.

Questi numeri mostrano come esista un rapporto fra la crescita di Airbnb e la stagnazione, se non declino, del segmento hotel. Le sistemazioni alternative stanno intercettando prenotazioni un tempo di solo appannaggio degli alberghi, con buona pace della teoria del “mercato alternativo” per Airbnb e soci, formato da misteriosi clienti che non sarebbero mai andati a dormire in un hotel.
Seppure il segmento home sharing abbia ancora al massimo una quota di mercato del 10%, si tratta di un numero di transazioni sufficiente a erodere i margini di guadagno di una proprietà e costringerla a sanguinosi tagli nel lungo periodo.

 

Per gli hotel questi nuovi dati cosa significano, in sostanza? Da una parte si tratta di un campanello d’allarme preoccupante, dall’altra ci permette di combattere questa battaglia con qualche informazione in più.

Innovando, copiando le cose che funzionano da questa concorrenza alcune volte un po’ sleale, e valorizzando servizi che una casa privata non potrà mai fornire, si può pensare di ribaltare la situazione a nostro favore. E, perché no, accogliere clienti che hanno sempre preferito le case agli hotel.

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