Airbnb e la sharing economy sono qui per restare

Airbnb non ha alcuna intenzione di ritirarsi

Non si sfugge al fantasma della sharing economy e delle residenze alternative, tanto più che ormai tutti i colossi dell’ospitalità possiedono una piattaforma che offre servizi simili, da Homeaway (Expedia) a onefinestay (Accor) e FlipKey (TripAdvisor). Oltre, ovviamente, all’ormai onnipresente Airbnb.

Gli hotel di lusso o con un target business hanno per ora evitato gli effetti di Airbnb sulla loro occupazione e sull’ADR, ma è soltanto una questione di tempo prima che questo entri in diretta competizione con ogni tipologia di sistemazione, non importa quanto di nicchia o quanto specificamente pensata per un target unico.

Questo perché la sharing economy non è solo un prodotto ma un cambio di paradigma, un mutamento del modo stesso con cui i viaggiatori immaginano le proprie esperienze lontani da casa. Invece di resistere a un cambiamento inevitabile, è importante farsi forza e capire quali siano i punti di forza e di debolezza di Airbnb e soci, in modo da farsi trovare pronti alla sfida dei prossimi mesi (non anni, mesi).

 

Il problema dell’illegalità

Airbnb è nato come un servizio di room sharing per i viaggiatori più avventurosi, ai quali bastava un materassino gonfiabile (da qui l’air del nome) per terra e due chiacchiere con un autoctono per sentirsi accolti alla perfezione. Eppure sono bastati pochi anni per vedere Airbnb aprire le porte a sempre più viaggiatori, aumentando esponenzialmente la propria offerta sia quantitativamente sia qualitativamente. Senza troppo rumore, Airbnb è passato da offrire solo camerette condivise in periferia a intere sistemazioni che arrivano a coprire anche attici a due passi da Wall Street e ville storiche di lusso in campagne da favola.

L’industria dell’ospitalità classica ha reagito lentamente a questo cambio di marcia, guardando con fin troppa sufficienza una piattaforma che era ancora percepita come prodotto solo per millennial o viaggiatori con pochissime pretese.

Ora che ci siamo tutti svegliati e l’impatto di Airbnb e soci è chiaro ogni volta che facciamo i conti alla fine della stagione, stiamo concentrando la nostra attenzione su un aspetto solo, che è quello della legalità. Ci preoccupiamo, insomma, che i nostri competitor nella sharing economy rispettino le regole e paghino quello che devono pagare ogni anno, puntualmente, come fanno tutti.

Ed è assolutamente corretto, specialmente considerando che il sommerso nel settore si attesta a un imbarazzante 75%, tanto da portare lo Stato italiano a predisporre la famigerata “Tassa Airbnb” con cedolare secca al 21% per ogni affitto breve, i cui primi effetti si vedranno fra un mese (forse).

Ma anche dopo questo passo doveroso, per quanto non perfetto, rimangono molti dubbi sulla sicurezza delle strutture private e la mancanza endemica di permessi e certificazioni, tanto che l’aspetto fiscale (quasi) passa in secondo piano.

Tutto verissimo, ma… siamo sicuri che in un regime di concorrenza finalmente leale Airbnb e simili fermerebbero la loro marcia inarrestabile?

 

L’esperienza di prenotazione definitiva

Il tuo sito può essere un gioiellino, ma non può competere con il magnifico lavoro (frutto di straordinari investimenti, intendiamoci) fatto da Airbnb con la propria piattaforma.

Non solo il suo booking engine mostra tutti i costi in maniera trasparente fin da subito, ma integra in maniera fluida i commenti dei suoi utenti, siano essi ospiti o padroni di casa. Le descrizioni delle camere e delle case affittate assomiglia a una storia fantastica, scritta da persone entusiaste che non vogliono venderti una camera, ma cercano di rendere i tuoi viaggi esperienze straordinarie.

L’impostazione delle pagine è identica su tablet, desktop e cellulari, rendendo la ricerca e la prenotazione multidispositivo semplice e organica, mentre l’uso di icone familiari per descrivere i servizi aiuta a farsi un’idea del livello dell’abitazione con una sola occhiata. La presenza, perfettamente integrata, delle mappe di Google per ogni abitazione aiuta a farsi un’idea più chiara delle reali distanze fra le proprietà e i luoghi che vuoi visitare, rendendo l’interfaccia ancora più logica e intuitiva.

Un altro punto di forza? Il percorso di acquisto su Airbnb è esponenzialmente più corto rispetto agli hotel. Mentre per prenotare da te in genere controllano la tua reputazione su TripAdvisor o Booking, un utente che va su Airbnb può direttamente leggersi i commenti e le recensioni in situ, incrociando addirittura le opinioni degli ospiti con quelle dei padroni di casa. Questo fornisce un livello di fiducia durante l’acquisto che è davvero difficile da raggiungere.

Cosa fare allora?

 

Analizza i siti web di Airbnb e soci

Prova l’esperienza di acquisto sulle piattaforme di sharing e scopri cosa fanno meglio di te, su cosa eccellono e in cosa, magari, sono ancora indietro rispetto a te.

Inoltre, scopri quali abitazioni sono in affitto nella tua destinazione o addirittura nella tua zona, oltre alla tariffa media a notte con cui, volente o nolente, ti devi confrontare. Non significa doversi dissanguare cambiando completamente la propria politica tariffaria, ci mancherebbe, ma di trattare le strutture in vendita su Airbnb alla stregua dei tuoi colleghi nel ramo alberghiero, inserendoli in tutte le tue analisi sulla competizione.

 

Valuta criticamente il tuo sito ufficiale

È importante prendere in mano il sito ufficiale e osservarlo con occhio clinico.

Chiediti per esempio come la tua interfaccia dialoghi con il tuo pubblico e quanto sia comodo per un utente seguirti e prenotare direttamente.

Valuta la sua semplicità di navigazione, la sua chiarezza e usabilità, oltre al numero di clic necessari per passare dall’atterramento alla conferma della prenotazione.

Apri il sito su mobile e controlla tutte le sue pagine. Ti stupirai di quante ne potresti trovare rotte, illeggibili o poco usabili nonostante siano splendide da desktop. E se per caricare la tua home ci vogliono più di cinque secondi, chiediti se è la tua linea il problema o il sito è semplicemente troppo lento.

Nel caso in cui la tua analisi abbia riscontri negativi, non indugiare nel richiedere un preventivo per un nuovo sito ufficiale, chiedendo espressamente alla tua agenzia di prendere spunto da Airbnb nell’usabilità e nelle sue feature social. Non solo, sii certo di avere sotto il cofano un booking engine che tagli i tempi di prenotazione e sia capace davvero di affascinare i tuoi potenziali clienti.

 

Combatti gli abusi

Abbiamo detto che la sharing economy non sta prosperando solo per la scarsa regolamentazione della sua offerta, ma ciò non vuol dire che si debba rimanere immobili e attendere che la situazioni si normalizzi da sola.

Lavora con le associazioni di settore, sia locali sia nazionali, per fare in modo che le regole vengano rispettate davvero. Se è necessario, per quanto antipatico, denuncia le strutture non in regola e peritati di informare i tuoi clienti del vero valore della sicurezza in struttura, della pulizia delle camere e della professionalità di uno staff preparato e con anni di esperienza.

 

La Sharing Economy e il suo portabandiera, Airbnb, non sono una moda. Sono una realtà che continuerà a espandersi e con cui bisogna già oggi scendere a patti. Impariamo tutto ciò che possiamo da loro e facciamo in modo che la competizione sia leale prima che i danni diventino irreparabili.

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